lunedì 28 agosto 2017

Francesca Lorenzi, la cartolaia fiorentina che si affida ad Allah, e le sue telecamere miracolose


Francesca Lorenzi fa la cartolaia.
A volte cambia mestiere e si mette a guidare rivolte; allora cambia anche nome e si fa chiamare San Jacopino. Esauriti i bagatellfallen concessi da "La Nazione" è passata al quasi equivalente "Repubblica di Firenze" che le ha dedicato qualche minuto di tempo e una serie di immagini. Quelli del Corriere Fiorentino l'avevano già accontentata un mese fa.
In attesa dell'insurrezione Francesca (sicuramente disperesasperata) è passata ad invocare la punizione divina a mezzo traduttore automatico sui ladruncoli di bottega, che in un'epoca in cui anche gli sguatteri hanno titoli altisonanti non sono ancora diventati shoplifting operators per nessuno.
Con bella coerenza invece che nel solito mezzo busto stavolta si è fatta ritrarre a figura intera, in modo che oltre alla maglietta si notassero agevolmente anche i pantaloni corti. Ora, in materia di abbigliamento femminile nell'Islam esistono consuetudini precise, se non vere e proprie prescrizioni; è probabile che Allah non gradisca, con tutte le preoccupanti conseguenze del caso.


Francesca Lorenzi tiene moltissimo a mostrare sul Libro dei Ceffi la propria confidenza con le armi da fuoco.
Apprendere che lo stato che occupa la penisola italiana (lo stesso del quale pare orgogliosa di essere suddita, per motivi tanto irrilevanti quanto sconosciuti) non ammette formalmente l'esecuzione extragiudiziale e venire di conseguenza a più miti consigli deve esserle costato non poco.
Intanto, da un paio d'anni in qua tutte le superstiti gazzette cittadine riempiono i momenti di noia grazie al suo volenteroso affaccendarsi.

Aggiornamento del 31 agosto. Dopo qualche giorno anche "La Nazione" si occupa per l'ennesima volta di questa donna, finalmente in grado di illustrare al pubblico qualcosa di più interessante: nella sua cartoleria sono in funzione non meno di quattro telecamere miracolose.
A Rossella Conte Francesca Lorenzi dice:

"Nell'ultimo anno sono stata vittima di almeno dieci furti e dalle telecamere di sorveglianza ho visto che gli autori sono sempre persone di religione islamica, utenti della moschea abusiva.[1] Non si tratta di razzismo, avessi pizzicato dei tedeschi o degli americani o dei francesi avrei fatto la stessa identica cosa"[2]. Francesca è esasperata[3]: dieci rapine[4] in nemmeno dodici mesi sono duri[5] da digerire. E di fronte alle immagini delle telecamere che le hanno mostrato l’ennesima donna che si è intrufolata nel suo fondo facendo incetta di ciprie, rossetti e profumi è diventata una furia. «Non sono persone che rubano per mangiare – sottolinea -, tutti quelli che hanno fatto visita al mio negozio non hanno portato via il pane ma oggetti che non hanno niente a che fare con la sopravvivenza[6]. Sono stanca, ho quattro telecamere di videosorveglianza e non sono servite a niente[7]. Faccio regolare denuncia e nemmeno quello sembra servire a niente perché nella migliore delle ipotesi il giorno dopo sono fuori, di nuovo a delinquere indisturbati[8]. Non si può lavorare in queste condizioni".

[1] La tecnologia contemporanea fa miracoli; se il signor Dario Nardella intende munire le vie di Firenze di telecamere già in uso nello stato sionista che sarebbero in grado di riconoscere gli indesiderabili dai tratti del volto, non si capisce perché una cartolaia "occidentalista" non dovrebbe schierarne di capaci di identificare la religione di qualcuno a partire dal suo aspetto fisico.
[2] Certo, certo.
[3] Uno stato che a sentire le gazzette dura da un paio d'anni almeno; chiunque sarebbe già passato alla disperazione e all'insurrezione.
[4] Si noti: prima si parla di furti, poi di rapine. Basterebbe decidersi...
[5] ...tanto più che nella lingua d'uso nella penisola italiana il genere di sostantivi e aggettivi concorda.
[6] In effetti quello che Francesca Lorenzi vende nulla ha a che fare con la sopravvivenza, e in nove casi su dieci non ha nulla a che fare neppure con l'utilità.
[7] Quattro telecamere, quattro orpelli inutili. In tanto ciarpame una considerazione incoraggiante.
[8] Lo stato che occupa la penisola italiana ha una costituzione che statuisce il fine rieducativo di ogni eventuale pena e la sua proporzionalità. Incredibile si debba ricordare simili rudimenti legislativi a una che è tanto orgogliosa di esserne suddita.






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