martedì 12 giugno 2012

In Turchia si può giocare alla guerra. A Gaza no.


Suleiman Kahani di Palaestina Felix ci omaggia di un post in cui ci sono molte immagini come questa, che dovrebbe venire da Gaza.
Bambini con mimetiche addosso e fuciletti di legno, inquadrati in un qualcosa che sta a metà tra la recita ed il gioco della guerra.
La propaganda "occidentalista" ha sempre trovato immagini come queste coessenziali alle sue paure e ai suoi odi più perentori; per anni ed anni una torma di grassoni buoni a nulla ha ripetuto a chiunque volesse -o più spesso dovesse, per necessità professionale- prestare loro ascolto che nessuno meritava la redenzione democratica a mezzo missili da crociera più di chi osava fare questo a dei bambini.

Poi però si passa curiosando per le vie di Şanlıurfa nella Repubblica di Turchia.
E si scopre che nei mercatini si trovano monture perfino migliori, con i distintivi e i gradi dei Jandarma.
Nell'ordinamento militare turco i Jandarma non hanno soltanto compiti di gendarmeria; tocca a loro anche gran parte dei cosiddetti "compiti antiterrorismo", invariablmente rappresentati da operazioni controguerriglia contro gli indipendentisti del Kurdistan turco.
Va specificato che l'esercito turco ha agito per anni con la massima disinvoltura al di là dei confini con l'Iraq proprio accampando motivazioni di questo genere. Quando l'esercito regolare della Repubblica Araba di Siria si è preso libertà di portata infinitamente inferiore contro i gruppi armati che si introducono nel paese dal confine turco, l'episodio è servito a Recep Tayyip Erdoğan per gridare all'aggressione e invocare la mutua solidarietà del Patto Atlantico, rimanendo fino ad oggi fortunatamente inascoltato.
Contro i piccoli jandarma nessuno ha mai trovato alcunché da ridire: chissà che non siano già allo studio un po' dappertutto proposte di legge che prevedano un girodivite al gioco della guerra, con la tolleranzazzèro per chi vi partecipi prendendo le parti di formazioni e gruppi invisi agli "occidentalisti".
Il tutto, ovviamente, in nome della sihurézza e della lotta a i'ddegràdo.

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